Riflessioni sull'assistenza umanitaria e i diritti umani in Colombia moreCarlo Tassara, Luigi Grando e Giuseppe Ferrando.
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Cooperación Internacional Para El Desarrollo, Internally displaced people; justice; political violence, International Development, Latin American Studies, and Colombia
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Riflessioni sull’assistenza umanitaria e i diritti umani in Colombia
Carlo Tassara(*) Luigi Grando(**) e Giuseppe Ferrando(***) Saggio pubblicato nel N° 13 della rivista “Forum Valutazione” (ottobre 2002)
1. 2.
Introduzione .................................................................................................................................1 Violenza, conflitto armato e migrazioni forzate in Colombia .....................................................2 2.1 Alcune ipotesi esplicative della violenza in Colombia ........................................................2 2.2 Evoluzione recente del conflitto ..........................................................................................5 2.3 Le migrazioni forzate .........................................................................................................10 3. Alcune ipotesi strategiche ..........................................................................................................12 3.1 Chiarire i ruoli per aumentare l’efficacia...........................................................................13 3.2 Coordinamento interistituzionale ed il ruolo dello Stato ...................................................13 3.3 Assistenza umanitaria per la restituzione dei diritti ...........................................................14 4. Conclusioni ................................................................................................................................20 Bibliografia ........................................................................................................................................21
1. Introduzione
La situazione sociale e politica della Colombia risulta di difficile interpretazione, i livelli di violenza raggiunti dal paese nell’ultimo mezzo secolo sono tra i più alti al mondo, la guerriglia controlla da anni buona parte del territorio nazionale e il conflitto dei gruppi guerriglieri con esercito e paramilitari diviene ogni giorno più sanguinoso e spietato. Inoltre, il narcotraffico continua ad essere una delle attività più redditizie. Le stime di alcuni analisti evidenziano un’incidenza sul Prodotto Interno Lordo (PIL) vicina al 20%. Tutto questo, unito ad elevatissimi indici di delinquenza comune, fa si che i diritti umani in Colombia siano ripetutamente violati, con massacri, sequestri, limitazioni alla libertà di circolazione, migrazioni forzate, pressioni e minacce a leaders sindacali, giornalisti e difensori dei diritti umani, forti limiti alla libertà di espressione. La migrazione forzata è forse il fenomeno sociale che più di altri raggruppa differenti tipologie di violazione dei diritti umani ed ha come effetto la negazione di diritti economici, sociali e culturali, come il diritto all’educazione, al lavoro, all’accesso ai servizi di salute e ad una casa. E’ importante chiarire fin da subito che la geografia umana della Colombia è caratterizzata da un’elevata mobilità, frutto del conflitto e della necessità per milioni di persone di trovare nuove opportunità sociali ed economiche, migrando da una regione ad un’altra, ricostruendo il proprio progetto di vita alla continua ricerca di un luogo che possa garantire stabilità e sicurezza per il futuro.
(*)
Direttore del CISP. Responsabile di Area Geografica “America Latina e carabi” presso la Sede di Roma del CISP. (***) Coordinatore Regionale del CISP in Colombia.
(**)
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In questo senso, parlare della popolazione sfollata permette di ragionare su una delle principali caratteristiche della società colombiana, in quanto da alcuni studi risulta che un cittadino colombiano tende a migrare almeno tre volte nel corso della propria vita. La complessità della situazione colombiana pone grandi interrogativi sul ruolo della cooperazione internazionale e propone alla stessa una grande sfida per definire strategie e politiche d’intervento che siano effettive e concretamente utili per il superamento della ormai secolare crisi. Il presente saggio vuole essere un piccolo contributo all’interpretazione della realtà colombiana e propone alcune possibilità d’azione nell’ambito dell’attenzione alla popolazione sfollata, partendo dall’esperienza maturata nei vent’anni di continua presenza da parte del CISP nel paese con progetti ed interventi a beneficio delle popolazioni vittime del conflitto1.
2. Violenza, conflitto armato e migrazioni forzate in Colombia
La Colombia è un paese con altissimi indici di violenza prevalentemente causata dal conflitto armato interno e da estreme manifestazioni di violenza urbana. Questi fenomeni sono la principale causa delle migrazioni forzate. Per poter intendere la dinamica del desplazamiento e ottenere interessanti indicazioni per possibili azioni d’intervento occorre pertanto conoscere le cause remote di questa violenza.
2.1
Alcune ipotesi esplicative della violenza in Colombia
Esistono molti studi sulla violenza in Colombia e sulla complessità e dinamica del fenomeno. In questa sede si utilizza come riferimento espositivo uno studio realizzato nel 1999, che presenta un’interessante sintesi dei possibili livelli esplicativi della violenza in Colombia2. Si identificano tre livelli: il politico, l’economico e il culturale. Questi permettono di analizzare e comprendere le interazioni delle condizioni strutturali e dei processi congiunturali che sono alla base delle cause recenti del fenomeno. a. Il livello esplicativo politico In questo contesto, la mancanza di legittimità, le insufficienze e le debolezze dello stato colombiano, vengono segnalate come i principali fattori che determinano la violenza attuale: espressione e conseguenza del funzionamento inadeguato della relazione stato – cittadino – società. E´ importante segnalare anche la debole partecipazione politica della società civile per mancanza di fiducia verso i governi (corruzione e impunità generalizzate), un superficiale conoscimento dei diritti civili, ostacoli ad accedere a forme libere e democratiche (ingiustizie sociali) e tutto ciò sfocia in una tendenza alla risoluzione dei conflitti in forma diretta e violenta. In epoca recente, due fattori congiunturali hanno inciso in modo particolarmente significativo nel contesto politico della violenza: la discontinuità nella costruzione di uno stato sociale sfociata, a partire dal governo Gaviria, nell’adozione di politiche neo liberali e l’intensificazione del conflitto politico militare.
1
I principali progetti di assistenza alla popolazione vittima delle migrazioni forzate, sono stati finanziati al CISP dall’Ufficio di Emergenza dell’Unione Europea (ECHO). 2 Saúl Franco, “El Quinto: No Matar – Contextos explicativos de la violencia en Colombia”, Tercer Mundo Editores in coedizione con IEPRI della Universidad Nacional de Colombia, Bogotá, 1999.
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Nel primo caso, si tratta dell’inadeguatezza del ruolo dello stato nella costruzione di un’unità nazionale e di una cultura democratica; accompagnata, in epoca più recente, dall’adozione di politiche neo liberali, dando grande enfasi al potere del mercato e alla riduzione dell’intervento economico statale, con il progressivo smantellamento dei servizi pubblici e sociali, a favore della loro privatizzazione. L’epoca della Violenza3 ha lasciato segni molto evidenti di disgregazione del potere dello stato e del tessuto sociale. Tale situazione al contrario di quanto fatto nel periodo del Frente Nacional prima e successivamente durante la svolta neo liberale, avrebbe richiesto un intervento pubblico finalizzato all’inclusione e alla partecipazione, al rafforzamento della società che favorisse l’equità nella distribuzione della ricchezza e del potere e la creazione di vincoli solidali. Dati recenti sul livello di esclusione sociale in Colombia, segnalano, ad esempio, che se nel 1978 la percentuale di persone considerate povere era del 59,1%, nel 2000 tale percentuale si è mantenuta sugli stessi livelli (59,8%), assumendo, quindi, caratteristiche strutturali. Le stesse fonti statistiche evidenziano un aumento del livello di concentrazione della ricchezza fino all’ultima metà degli anni ’90. Nel secondo caso, l’intensificazione del conflitto politico militare si caratterizza con l’incremento della complessità della violenza e dei suoi attori. Infatti, negli ultimi anni si è assistito ad un aumento del numero di attori, alla diminuzione delle capacità d’intervento delle forze militari, allo sviluppo di vincoli tra attori armati e narcotraffico. Fattori che hanno generato metodi sempre più spietati in aperta violazione dei diritti umani e del diritto internazionale ed umanitario. Tra il 1976 e il 1995 il conflitto politico militare è stato responsabile di una media di 5 vittime al giorno. Anche se questo dato rappresenta solo il 10% degli omicidi totali avvenuti nello stesso periodo (331.390 vittime in totale), si tratta di una situazione sicuramente allarmante, soprattutto in considerazione del fatto che la maggioranza delle vittime appartenevano alla popolazione civile: leaders popolari, dirigenti politici di rilievo, sindacalisti e difensori dei diritti umani, popolazione rurale dichiarata obiettivo militare. Un ulteriore aspetto di particolare importanza riguarda la trasformazione del ruolo dell’intolleranza come fattore storicamente significativo nella spiegazione della violenza in Colombia. Infatti, se nel periodo della Violenza si trattava di un’intolleranza tra conservatori e liberali, con un carattere ibrido politico religioso, attualmente, si mantiene ed incrementa il componente politico, però non in termini partitici, ma con una giustificazione di tipo ideologico e di appartenenza politico militare. A questo riguardo è importante segnalare l’estrema complessità del fenomeno e chiarire che si tratta di semplici giustificazioni, che non trovano riscontro nella realtà attuale del conflitto: le attività di alcuni attori armati si dirigono bensì a scopi di lucro tanto che non e’ inusuale il passaggio da un gruppo all’altro, la pratica di estorsioni, sequestri e attività legate con il narcotraffico. In questo contesto l’aspetto più significativo è l’estensione dell’intolleranza ai simpatizzanti, o presunti tali, del bando opposto e l’interpretazione dei tentativi di neutralità o di difesa dei diritti umani come indicatori di appartenenza a una delle parti in conflitto. In questo modo, il conflitto non si limita solamente al coinvolgimento degli attori armati, ma colpisce la popolazione civile
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Il cosiddetto “Periodo della Violenza” corrisponde con la sanguinosa lotta tra il partito liberale e quello conservatore che si è sviluppata tra il 1946 e il 1965.
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accusata di collaborare o essere base sociale di uno o dell’altro gruppo armato senza il minimo rispetto della neutralità o dei diritti umani. La popolazione civile è oggetto del conflitto in quanto rientra in un disegno politico militare che prevede una strategia di controllo del territorio. Da questa dinamica si alimenta il fenomeno della violenza e delle migrazioni forzate. b. Il livello esplicativo economico Il livello economico è caratterizzato soprattutto da due elementi: il problema delle coltivazioni illecite (produzione, commercializzazione di sostanze stupefacenti) e il problema dell’iniquità nella distribuzione della ricchezza. L’economia del narcotraffico ha avuto, soprattutto a partire dagli anni ’80 (con l’espansione della produzione e commercializzazione della cocaina), grossi effetti sulla vita sociale e politica del paese. Il primo effetto è stato il passaggio da un livello di violenza molto elevato ad una situazione di violenza estrema, soprattutto per l’operato dei vari “cartelli” della droga di Medellín e Cali. Però, non meno significativa è stata la sua incidenza sulla vita politica del paese4, sulle dinamiche di controllo territoriale e sull’intensità del conflitto armato. Infatti, il rapporto narcotraffico/gruppi armati è da più parti considerato uno dei fattori che ha permesso il potenziamento di tali gruppi, attraverso sistemi di protezione del commercio, applicazione di “tasse” ai narcotrafficanti o implicazione diretta nella produzione e nella commercializzazione. E’ d’uopo segnalare come le pratiche violente derivanti dal problema ‘narco’ siano diventate d’uso comune anche per la risoluzione dei conflitti o per la gestione del potere in ambiti diversi da quelli del narcotraffico. In generale, l’incidenza del narcotraffico sull’economia nazionale, anche se non ancora riconosciuta ufficialmente, ha raggiunto livelli molto elevati. Infatti, alcuni studi rilevano che i settori dell’esportazione più attivi in ordine di importanza sono: cocaina, caffè, fiori e banane. Per quanto relativo al secondo aspetto, è ormai di difficile contestazione la relazione iniquità / violenza, che si pone come uno dei fattori strutturali più importanti nella spiegazione della violenza in Colombia in epoca recente. Questa posizione ha trovato conferma anche in uno studio generale della Banca Mondiale ed in altri studi più focalizzati sulla realtà colombiana. Un interessante aspetto di tali studi riguarda la mancanza di correlazione tra povertà e violenza, correlazione che viene invece confermata nel caso dell’iniquità della distribuzione. Altro elemento d’interesse riguarda la non simultaneità della relazione ma l’evidenza che, ad un incremento attuale dell’iniquità, corrisponde un incremento nel breve o medio periodo della violenza. Dati recenti confermano che negli ultimi anni in Colombia si è verificato un incremento dei livelli di esclusione ed iniquità. A titolo di esempio si riportano di seguito alcuni indicatori.
Indicatore PIB pro capite (USD) Livello di concentrazione della ricchezza (indice di Gini) N° Famiglie sotto la linea di povertà N° Disoccupati N° Lavoratori che percepiscono meno di un salario minimo mensile (dati 2000) Concentrazione della proprietà della terra (% prop./% terra – dati 1996) 1995 2000 2.145 1.798 0,542 0,566 55% 59,8% 9% 20,5% 37,6% 1,08% / 53%
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Con l’affermazione della cosiddetta moral múltiple, la cui espressione più conosciuta è stato lo scandalo del finanziamento della campagna presidenziale di Ernesto Camper.
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Si può quindi condividere la posizione di alcuni analisti, affermando che Colombia è una società escludente5. c. Il livello esplicativo culturale Relativamente al livello culturale si segnalano i seguenti elementi: la crisi e perdita dei valori6, l’educazione e gli aspetti psicologici. Nel primo caso è difficile non riconoscere nella perdita di valori le ragioni di taluni comportamenti violenti perpetrati dai sicari del narcotraffico, dai gruppi armati e dalla delinquenza comune, che hanno inciso drammaticamente nella vita sociale e culturale di molti cittadini colombiani. Quale sia la causa e quale l’effetto, è sicuramente difficile stabilirlo, sembra forse più corretto parlare di un vortice ormai avviato da anni, che tende ad auto alimentarsi, provocando maggiore violenza e ulteriore perdita di valori. In questo ambito, l’educazione è sicuramente un elemento di particolare importanza, da considerare non solo in termini formali ma tenendo presente il ruolo dei mass media e dei processi educativi di partecipazione civica. Per quanto l’educazione possa rappresentare una possibile soluzione del problema, attualmente evidenzia difficoltà congiunturali dovute a: carenze nei programmi di studio, debole copertura a livello nazionale soprattutto nelle zone rurali, limitato accesso alle università, insufficiente numero di docenti, costi elevati di iscrizione e materiali (libri, uniformi). Altri componenti importanti sono la dimensione e le implicazioni psicologiche della violenza: l’aggressività, il sentimento di odio e di vendetta, i traumi a seguito di sofferenze dirette o indirette, sono solo alcuni esempi delle implicazioni psicologiche della violenza. In questo ambito rientrano non solo le violenze derivanti dall’azione dei sicari, dagli scontri tra bande, dal conflitto armato che provoca lo sfollamento, ma anche la violenza famigliare e il maltrattamento psicologico. Le principali vittime sono i bambini. Infine, vale la pena segnalare un’ulteriore causa strutturale della violenza, che si colloca tra il culturale ed il politico: l’impunità. Se da una parte e’ evidente l’incapacità dello stato di garantire la giustizia, dall’altro l’impunità è sicuramente un facilitatore della violenza. Allo stesso tempo, la violenza, in quanto ostacolo all’amministrazione della giustizia, stimola l’impunità. Si tratta quindi di una dimensione particolarmente complessa che merita grande attenzione.
2.2
Evoluzione recente del conflitto
La dinamica recente del conflitto si può analizzare alla luce dell’evoluzione delle strategie dei principali attori coinvolti. La guerriglia, i paramilitari, le forze armate colombiane hanno sviluppato nel tempo diverse strategie, con cambiamenti di posizione e l’implementazione di strutture organizzative che molto hanno a che vedere con la cosiddetta “degradazione del conflitto” e il conseguente incremento della violazione dei diritti umani e dei principi del diritto umanitario internazionale.
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Carlos Ossa Escobar (Contralor General de la República), “Colombia entre la exclusión y el desarrollo. Propuesta para la transición al Estado Social de Derecho” Dirección Académica Luis Jorge Garay Salamanca, Ed. Contraloría General de la República en coedición con Alfaomega Colombiana S.A., Bogota, 2002. 6 Considerando il fine del presente scritto, si segnalerà soltanto l’aspetto più evidente della crisi e perdita di valori, senza affrontare aspetti e implicazioni di carattere etico e morale.
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Il tema in oggetto è, ancora una volta, estremamente complesso e una esposizione esaustiva delle principali analisi esplicative richiederebbe un ampio spazio di discussione. Per questo si concentrerà l’attenzione sulla descrizione delle caratteristiche più importanti, con riferimento solo ai principali attori armati: FARC-EP7, ELN8, Paramilitari, Esercito. Le FARC sono il gruppo guerrigliero più importante dal punto di vista del numero di militanti e dell’espansione territoriale raggiunta. Nasce alla fine degli anni ’40, con fasi evolutive più o meno decennali, passando da un gruppo di autodifesa contadina, ad un movimento agrario, diventando successivamente uno strumento strategico del Partito Comunista fino a trasformarsi, con la svolta della Settima Conferenza del 1982, in una organizzazione con piena identità politica, finanziaria e militare. L’importanza della svolta del 1982, risiede nel fatto che da tale data le FARC applicano un strategia politico-militare che permette loro una rapida espansione dei frentes9 ed una perfetta autonomia finanziaria. Tale strategia si basa su alcuni punti focali: 1. Si riconosce l’importanza dell’espansione in varie zone del territorio nazionale in modo da disperdere la capacità d’azione delle forze armate e diminuire la vulnerabilità di fronte ad eventuali azioni delle stesse. 2. Si stabilisce un sistema di espansione dei frentes attraverso la duplicazione di quelli esistenti. In una prima fase, un frente già consolidato individua una zona di possibile espansione e realizza delle perlustrazioni preliminari, cominciando a prendere contatti con la popolazione, esplorando le possibili fonti di finanziamento e valutando il rapporto tra la polizia e la popolazione locale. Generalmente un primo finanziamento al nuovo frente si ottiene con un sequestro. Una seconda fase, detta anche di ordine pubblico, riguarda il raggiungimento di un’accettazione volontaria o coatta da parte della popolazione ottenendone l’appoggio. In questo ambito si realizza, se necessario, un attacco alla caserma o al centro di polizia per affermare il controllo sull’uso della forza. La terza fase è di consolidamento, che corrisponde al pieno controllo dell’area e alla disponibilità di un sufficiente numero di uomini per iniziare nuovamente il ciclo di espansione. Di fatto, questa strategia permette di applicare una sorta di “decentramento amministrativo armato”, evitando se possibile lo scontro diretto con l’esercito e concentrandosi sul completo controllo territoriale attraverso l’annientamento delle forze di polizia, che normalmente sono meno preparate ed armate dell’esercito. 3. Si definisce un piano di sviluppo finanziario di lungo periodo, puntando, oltre che all’espansione territoriale, alla conquista e consolidamento della presenza in aree economicamente strategiche e che presentano facili fonti di finanziamento (zone del narcotraffico, zona ganadera, presenza di oleodotti, di miniere, ecc.). Di fatto, secondo alcuni analisti, le principali fonti di finanziamento (circa il 90%) delle FARC derivano da relazioni di vario tipo con il narcotraffico (produzione, protezione e tassazione), e dal sequestro. Secondo Naylor10, le tipologie di finanziamento delle FARC sono di tre tipi: predatorio (in zone con forte presenza dello Stato), parassitario (nel caso di zone in cui si riesce a stabilire un certo radicamento con la popolazione), simbiotico (nel caso delle zone dove esiste una presenza consolidata). 4. Si identifica una strategia di consolidamento politico pilotando le elezioni dei sindaci in modo da poter contare con un più facile controllo delle risorse governative permettendo di “governare legittimamente” il territorio.
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FARC-EP: Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejército Popular, d’ora in avanti FARC. ELN: Ejercito de Liberación Nacional. 9 Il frente si può tradurre con “gruppo di guerriglieri” e sono l’unità minima nell’organizzazione militare della guerriglia. 10 Naylor, R. T. “The insurgent economy: black market operation of guerrilla organization”; su Crime, Law and Social Change, No. 20, 1993.
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Il risultato di questa strategia complessiva ha permesso alle FARC di raggiungere, secondo dati del 1995, 65 frentes su circa 24 dipartimenti del paese. L’ELN, da parte sua, ha sperimentato un’evoluzione simile quanto alle modalità di espansione. A partire dalla disastrosa esperienza di Anorí del 1974 che quasi fece scomparire il gruppo guerrigliero, iniziò una intensa fase di lotte interne e di forti scontri sul tipo di linea da seguire. Tale periodo, durante il quale la forza militare del ELN era molto ridotta, trovò il punto di svolta nel 1983, quando un piccolo frente dell’ELN capì che la scoperta di un giacimento petrolifero in Arauca, e i necessari lavori di costruzione dell’oleodotto, poteva essere una fonte di finanziamento molto redditizio. A partire da tale data, l’ELN adottò una modalità di espansione molto simile a quella delle FARC, privilegiando le zone con forti interessi economici e applicando modalità di controllo e di incidenza politica attraverso la costruzione di reti clientelari che permettessero di condizionare l’elezione di sindaci e la nomina di funzionari pubblici locali di particolare interesse. Per alcuni analisti, dove l’ELN si è in parte distinta dalle FARC è nel limitare la commistione con il narcotraffico. Secondo dati del 1995, l’ELN disponeva di 35 frentes, mentre nel 1983 era un gruppo guerrigliero in estinzione. Di fatto, le varie fasi di espansione dell’economia (legale ed illegale) colombiana, si sono trasformate in grandi occasioni di crescita per le organizzazioni guerrigliere. La scoperta di giacimenti petroliferi, come lo sfruttamento delle abbondanti risorse naturali del paese, ha permesso ai gruppi guerriglieri di applicare una strategia di consolidamento basata su due assi principali. Da una parte ricavando grandi introiti attraverso il sequestro, le minacce e la definizione di un sistema di “protezione” destinati alle imprese ed ai funzionari pubblici locali (in questo contesto entra anche “il problema narco” in quanto per i gruppi guerriglieri si tratta di un’attività economica alla pari delle altre), dall’altra, sfruttando le condizioni di precarietà e le misere condizioni di vita della popolazione che si sposta verso i nuovi poli di sviluppo, per realizzare azioni di proselitismo. Inoltre, la concentrazione delle forze armate in difesa di importanti investimenti ad alto interesse nazionale (come sono i giacimenti petroliferi e il settore minerario), favorisce le forze irregolari, in quanto possono disporre di una maggiore libertà d’azione in altre aree del territorio. Per quanto relativo alla strategia dei paramilitari, la storia è più recente. Il loro sviluppo negli ultimi anni è stato caratterizzato da una forte crescita, sia dal punto di vista del numero di integranti sia dal punto di vista dell’unitarietà del progetto strategico. Secondo l’opinione maggiormente condivisa, il periodo di costituzione dei gruppi paramilitari, per come ora si conoscono, si fa risalire al periodo del governo Betancur (1982 – 1985), adducendo come motivazioni le polemiche e lo scontento di certi settori della popolazione causato da alcuni provvedimenti e azioni realizzati nell’ambito del controverso processo di pace avviato da tale amministrazione. Come segnalato in precedenza, il periodo 1982 – 1985 segna una svolta nella storia della guerriglia, permettendo l’avvio di un processo di consolidamento che ha destato pesanti preoccupazioni in ampi strati della popolazione, soprattutto in quelli che si erano trasformati in uno degli obiettivi della nuova strategia finanziaria dei gruppi guerriglieri. Inoltre lo stesso periodo è caratterizzato dall’espansione del narcotraffico, il quale si ritrova ad essere un nuovo ed importante attore nella scena del conflitto colombiano.
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Il processo di unificazione della strategia dei paramilitari passa attraverso varie fasi, la prima delle quali si fa risalire all’affermazione del cosiddetto “modello di Puerto Boyacá”11 e alle sanguinose vicende che lo hanno caratterizzato. Fin dall’inizio i gruppi paramilitari hanno cercato di presentarsi come una organizzazione unitaria, anche se il processo è stato alquanto controverso e ricco di scontri e forti divisioni interne. Solo in epoca recente sono riusciti a conformare una struttura unitaria, denominata AUC (Autodefensas Unidas de Colombia). La struttura di gestione e comando unitario si è costituita nel 1997, completandosi nel 1998. I principali promotori di questo processo sono stati i fratelli Castaño12, i quali hanno avviato una leadership che dura ancora nei nostri giorni. Negli ultimi tre anni, la forza e la capacità offensiva dei paramilitari è cresciuta in modo significativo, contando, alla fine del 2001 su circa 10.000 uomini. Questo ha permesso di passare da una strategia reattiva ad una più offensiva, con attacchi alle zone di maggior presenza guerrigliera. Un’ulteriore trasformazione organizzativa si è realizzata tra fine maggio e i primi di giugno del 2001, a seguito di due avvenimenti di particolare importanza: il primo si dà quando, nell’ambito dei colloqui di negoziazione con le FARC, il Presidente Pastrana prende ripetute iniziative a favore della lotta al paramilitarismo, tentando di dare seguito agli impegni presi nell’accordo di Los Pozos13. Il secondo corrisponde all’incursione delle FARC in pieno territorio dei paramilitari, in Tierralta, attaccando la base sociale infliggendo numerose perdite. Frutto di questi ed altri avvenimenti, è la rinuncia di Castaño alla dirigenza delle AUC e la conformazione di una struttura con un segretariato politico, che rimane in mano a Castaño ed uno militare, diretto da Salvatore Mancuso. Pur essendo nati per combattere la guerriglia (anche in risposta alle debolezze e ai limiti dello stato in questo ambito), i gruppi paramilitari hanno sviluppato modalità di azione ed intervento basate sull’imitazione della strategia dei loro avversari. Infatti, si sono concentrati sul controllo del territorio, considerando come unità di riferimento i municipi, definendo priorità strategiche dal punto di vista militare, e sulla base delle possibilità di finanziamento che il territorio offriva. Questo è uno dei motivi che ha fatto corrispondere le zone di coltivazione di coca e, più recentemente, di papavero da oppio, con le zone di maggiore conflitto tra guerriglia e paramilitari. Anche dal punto di vista di controllo politico, la strategia dei paramilitari ha seguito quella della guerriglia, obbligando la popolazione a passaggi violenti da un’oppressione di sinistra ad una di destra e a sviluppare, di conseguenza, un’alta capacità di adattamento. In questo contesto é possibile misurare con maggiore evidenza la componente “lavorativa” dell’attività armata e del conflitto, dato che molto spesso la scelta tra un gruppo o l’altro dipende dal trattamento salariale offerto. Tuttavia, è importante sottolineare che, alla base della menzionata capacità di adattamento, rimane la volontà di salvare la propria vita, fattore di indubbia rilevanza per qualsiasi essere umano. A consolidare tale dinamica “imitativa” ha contribuito anche il passaggio di ex guerriglieri tra le file dei paramilitari, soprattutto nel periodo di smantellamento del gruppo dell’EPL. L’aspetto che maggiormente ha inciso sulla violazione dei diritti umani da parte dei paramilitari, è stata la scelta di una strategia militare che ha fin dall’inizio concentrato l’attenzione sulla popolazione civile, la quale si è ritrovata ad essere obiettivo del conflitto e non soggetto esterno allo stesso.
11
Con tale espressione si fa riferimento al consolidamento della presenza paramilitare in un’area storicamente controllata dal Partito Comunista, che avvenne a partire dalla fine degli anni ’80 nel Magdalena Medio e, in particolare, a Puerto Boyacá. 12 Inizialmente il leader di riferimento è stato Fidel Castaño, sostituito, dopo la morte, dal fratello Carlos. Attualmente, è quest’ultimo il personaggio più conosciuto del paramilitarismo colombiano. Per questo, nel testo quando si fa riferimento a Castaño, si intende Carlos Castaño. 13 Si fa riferimento all’accordo del 20 gennaio 2002 tra Governo e le FARC, che, dopo una quasi definitiva rottura del dialogo, per poche settimane ha alimentato la speranza di dare continuità al processo di pace.
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I paramilitari per ovviare alla loro inferiorità numerica e alla loro minore capacità offensiva, hanno deliberatamente sviluppato una strategia secondo la quale, se non è possibile sconfiggere militarmente la guerriglia, si posso ottenere importanti risultati attraverso l’eliminazione della loro base sociale e delle loro fonti di approvvigionamento. Questa strategia è rimasta invariata nel tempo, anche se con alcuni aggiustamenti dovuti all’evoluzione del conflitto e alla necessità di migliorare l’immagine pubblica dei gruppi paramilitari in pro di un riconoscimento come soggetto politico. In un primo periodo l’azione dei paramilitari si è caratterizzata per la ferocia e l’orrore del loro operato, con massacri di popolazione civile (includendo donne, bambini ed anziani), eliminazioni arbitrarie, minacce e l’imposizione di migrazioni forzate. In un secondo periodo, più recente, con il fine di limitare le critiche e le continue denunce per la violazione dei diritti umani e attraverso una intenzionale politica di immagine, i paramilitari hanno limitato in qualche modo le atrocità, adottando modalità d’intervento meno sensazionaliste. Tuttavia l’obiettivo principale è rimasta la popolazione civile, in quanto strumento per indebolire i gruppi guerriglieri. Di fatto, le strategie dei due gruppi (i guerriglieri e i paramilitari), hanno fatto si che la popolazione civile si trasformasse nel principale obiettivo, generando quella degradazione del conflitto che caratterizza la violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Da questo punto di vista, a poco serve distinguere tra l’azione della guerriglia, giustificata con il progetto politico di ottenere il controllo del territorio partendo dal livello locale, e quella dei paramilitari, dove l’enfasi si pone nel colpire la popolazione civile per distruggere la base sociale dell’avversario. Alla fine il risultato non cambia, le vittime sono sempre le stesse. Il ruolo dell’esercito nel conflitto colombiano ha subito molteplici evoluzioni, caratterizzandosi storicamente per la difficoltà di controllo del territorio e per la presenza di ostacoli nel portare avanti una reale lotta ai gruppi armati, siano essi espressione della guerriglia, dei paramilitari o del narcotraffico. Al fine della presente analisi, è sufficiente segnalare tre aspetti di rilievo relativi all’esercito: 1. Pur rispettando e dando il completo appoggio alle istituzioni democratiche, l’esercito ha sempre avuto una grossa influenza sull’operato del governo, soprattutto in occasione dei diversi processi di pace portati avanti negli ultimi anni. Secondo alcuni analisti, il ruolo dell’esercito nei falliti negoziati di pace con le FARC portati avanti dal governo Pastrana, è stato determinante. La svolta nei rapporti tra governo e militari, si riconduce al forte reclamo mosso alle forze armate dal Presidente Pastrana dopo la firma degli accordi firmati a Los Pozos con le FARC, dove si richiedeva più determinazione nella lotta ai paramilitari. 2. Negli ultimi anni si è assistito ad un’importante cambiamento nell’organizzazione e nelle dotazioni dell’esercito, grazie soprattutto ai forti investimenti realizzati con la collaborazione finanziaria e tecnica degli Stati Uniti. Questo ha permesso di incrementare la capacità d’intervento delle forze armate nei luoghi di maggiore necessità, con truppe specializzate e con mezzi più moderni. Tuttavia questo non ha ancora permesso di riscattare completamente il ruolo delle forze armate nel controllo del territorio. 3. Infine, un’importante cambiamento riguarda la lotta alla corruzione e alla violazione dei diritti umani. Durante il periodo del governo Pastrana, si sono realizzate azioni molto incisive al fine di migliorare l’operato e l’immagine delle forze armate.
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Senza voler entrare nel dettaglio della storia delle forze armate in Colombia, rimane auspicabile che la strada intrapresa possa continuare con decisione, in quanto oltre al necessario potenziamento delle capacità di controllo del territorio da parte della forza pubblica, serve garantire un operato che sia democratico e rispettoso dei diritti dei cittadini, oltre a permettere la completa trasparenza delle forze armate, evitando ogni possibile vincolo con i gruppi armati illegali.
2.3
Le migrazioni forzate
Negli ultimi 10 anni il fenomeno degli sfollati interni (desplazados) della Colombia è aumentato in modo consistente. Una massa crescente di desplazados, che oggi supera i due milioni di persone, è distribuita su tutto il territorio nazionale. Le statistiche lo confermano. Le migrazioni forzate (desplazamiento) in Colombia colpiscono soprattutto la popolazione rurale, indigena e afro colombiana, in tutto il paese. Durante l’ultimo decennio e seguendo i movimenti del conflitto armato, secondo gli interessi e la disputa territoriale dei diversi gruppi, il desplazamiento per violenza ha colpito praticamente tutte le regioni del paese, generando perdite umane, materiali, rottura del tessuto sociale, disgregando famiglie, oltre a gravi problemi di tipo economico per mille e mille di esseri umani, i quali soffrono il deterioramento delle condizioni di vita. Le principali caratteristiche delle migrazioni forzate si possono sintetizzare come segue: 1. Desplazamiento di massa: secondo quanto previsto dal Decreto 2569 del 2000, si considera di massa la migrazione di un minimo di 10 famiglie14 o 50 persone. 2. Desplazamiento goccia a goccia o silenzioso: si presenta quando una o più famiglie o persone fuggono dal luogo di residenza senza informare le autorità locali e senza che la comunità percepisca la situazione. Le persone che migrano in questo modo, la maggioranza delle volte non si registrano presso le entità preposte (la Red de Solidaridad Social), per paura di essere identificati nuovamente dagli attori che li obbligano alla fuga. Le persone migrano per varie ragioni, tra le quali le più importanti sono le seguenti: Vittime dirette di massacri, minacce e reclutamento forzato da parte degli attori armati. Paura provocata dai combattimenti tra i diversi gruppi armati e/o di quest’ultimi con l’esercito e le forze armate. Minacce dei gruppi armati con il fine di liberare zone di particolare interesse economico (zone destinatarie di grandi investimenti pubblici o privati, legali o illegali). Minacce dei gruppi armati per controllare il territorio di residenza della popolazione civile, la quale si considera collaboratrice del gruppo avversario. Altri fenomeni legati al desplazamiento sono i seguenti: Emplazamiento: questo fenomeno è il contrario della migrazione forzata e consiste nell’obbligo imposto alla popolazione di rimanere in una certa area che il gruppo armato controlla. Blocchi economici: i gruppo armati sottomettono la popolazione a controlli sull’entrata e uscita di alimenti, combustibile, medicine. Spesso si realizza in concomitanza con l’emplazamiento, e serve per impedire che la popolazione civile possa rifornire di viveri ed altri beni di prima necessità il gruppo armato nemico. Reclutamento di minori: ogni giorno aumentano il numero di minorenni (bambini e bambine) reclutati dai gruppi armati. Le modalità sono diverse: proselitismo, reclutamento forzato, offerte di denaro, ecc. L’ICBF (Instituto Colombiano de Bienestar Familiar) considera che in
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Si traduce per comodità il termine hogar con famiglia. Tuttavia il termine hogar include tutte le persone che vivono sotto lo stesso tetto. Spesso questo non include solo la famiglia comunemente intesa ma anche persone con un livello variabile di parentela.
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Colombia ci sono almeno 6.000 bambini soldato che operano nei gruppi armati, in particolare nelle FARC e nelle AUC. I dati sulle migrazioni forzate evidenziano in modo netto quali sono le zone di espulsione e di ricezione. Nella tabella seguente si riportano alcuni dati.
Espulsore Famiglie Persone 5 30 38.271 167.605 1.318 5.164 135 590 35 123 23.186 105.265 541 2.298 3.654 16.397 6.516 27.723 1.991 8.517 4.277 19.759 9.029 45.764 9.969 45.672 6.458 29.573 2.325 9.733 44 149 1.530 5.338 1.197 5.235 1.205 5.692 11.901 54.915 5.131 20.440 2.031 8.753 5.693 27.641 7.906 33.923 131 483 748 3.555 1 1 6.045 27.403 9.128 43.625 6.258 27.376 6.263 29.727 124 380 308 1.279 5.763 25.099 179.117 805.227 Ricettore Persone 60 145.442 2.981 38.918 39.236 71.263 3.628 14.599 15.856 6.474 14.498 36.680 30.286 33.690 12.979 21 2.291 11.888 10.220 42.509 18.984 17.778 24.262 16.387 3.263 10.959 11 41.559 68.700 14.254 42.676 1 435 12.439 805.227
Dipartimento Amazonas Antioquia Arauca Atlántico Bogotá D.C. Bolívar Boyacá Caldas Caquetá Casanare Cauca Cesar Chocó Cordova Cundinamarca Guainía Guaviare Huila La Guajira Magdalena Meta Nariño Norte Santander Putumayo Quindio Risaralda San Andrés Santander Sucre Tolima Valle del Cauca Vaupés Vichada Senza informazione Totale generale
Famiglie 11 32.506 785 8.771 9.879 16.158 898 3.214 3.641 1.403 3.286 6.857 6.819 7.423 2.907 8 638 2.698 2.132 9.347 4.797 4.453 4.892 3.472 817 2.324 5 9.327 14.009 3.341 8.910 1 104 3.284 179.117
Fonte: Sistema Único de Registro S.U.R. Red de Solidaridad Social (30 agosto 2002). Dati aggiornati al 15 agosto 2002.
Per quanto relativo ai diritti umani, le migrazioni forzate generano, più che violazioni, il completo smantellamento dei diritti, trascinando le popolazioni in un situazione di completo sradicamento e provocando la perdita, oltre che dei propri beni, di ogni progetto di vita, lasciando uomini, donne, bambini ed anziani di fronte all’insicurezza e alla disperazione. Un ulteriore effetto del desplazamiento è il cambiamento dell’assetto nella distribuzione e proprietà della terra. Secondo dati del CODHES, il desplazamiento ha provocato l’abbandono di circa 3.500.000 ettari di terra, operando di fatto una contro riforma agraria e rendendo ancora più profondo il solco dell’iniquità e dell’esclusione sociale.
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3. Alcune ipotesi strategiche
Di fronte alla complessità e alla rapidità dell’evoluzione del conflitto in Colombia, risulta di particolare importanza interrogarsi sul possibile ruolo della cooperazione internazionale. È pertanto importante una lettura attenta delle dinamiche del conflitto, dell’evoluzione del fenomeno del desplazamiento e dei possibili processi di pace a livello locale. Dalla breve analisi riportata nelle pagine anteriori si possono ricavare alcuni punti chiave, da utilizzare come riferimento per la definizione di strategie operative. Il primo punto riguarda la posizione della società civile e il suo ruolo, seppur indiretto, nel conflitto. Spesso si considera la popolazione civile vittima del conflitto. E’ importante invece capire che nella logica dei gruppi armati, la popolazione civile si è da anni trasformata in obiettivo e strumento della lotta armata. In epoca recente, in risposta alla forte espansione dei gruppi paramilitari, anche la posizione della guerriglia ha subito un’evoluzione. Infatti, nel momento in cui la popolazione di un territorio si trasforma in base sociale per i paramilitari, la stessa guerriglia opera su di essa una sorta di “pulizia”, cercando di eliminare la struttura che sostiene l’avversario. Il processo imitativo utilizzato dai paramilitari, si ripete, nel senso opposto, con la guerriglia, provocando un ulteriore degradazione del conflitto. Le stesse migrazioni forzate rappresentano uno strumento di guerra, usato sia per ottenere il controllo del territorio, sia come strumento di pressione politica. Nello stesso ambito si colloca il divieto di mobilità, che spesso viene utilizzato nei confronti della popolazione civile la quale si trova prigioniera del gruppo armato e usata come scudo contro possibili attacchi. Le atrocità ed il terrore sono utilizzati anch’essi come strumenti di controllo territoriale, sia per permettere il raggiungimento di un obiettivo politico militare sia per garantire il controllo di una zona particolarmente interessante per l’autofinanziamento del conflitto. In questo ambito, il tema dei diritti umani si pone come elemento particolarmente sensibile, in quanto la denuncia di violazioni e la lotta contro il coinvolgimento della popolazione civile nel conflitto, tocca nel vivo uno degli strumenti fondamentali degli attori armati. I difensori dei diritti umani si trasformano di fatto in obiettivi militari, in quanto operano un’ingerenza indesiderata che limita gli spazi di manovra. Allo stesso tempo, la mancanza di una radicata cultura dei diritti umani, frutto della storia della violenza nel paese, rende ancora più difficile le azioni in loro difesa. Un’ulteriore elemento caratterizzante riguarda l’assenza dello stato e la sua scarsa capacità di controllo del territorio (che, come abbiamo visto, è uno degli elementi che ha favorito l’espansione dei gruppi armati). Occorre pertanto individuare quali iniziative intraprendere per favorire il riscatto di legittimità da parte delle istituzioni democratiche di fronte alla popolazione. Rispetto alla tragedia delle migrazioni forzate, gli elementi segnalati rivestono un’importanza cruciale. Infatti, obbligano ad interrogarsi su quali devono essere le modalità d’intervento per poter garantire efficacia nell’assistenza alla popolazione civile vittima del conflitto. E, più in profondità, in che modo l’intervento della cooperazione internazionale può rafforzare l’operato delle istituzioni democratiche e, quindi, permettere l’incremento della legittimità dello stato sul territorio?
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3.1
Chiarire i ruoli per aumentare l’efficacia
Il problema dei diritti umani in Colombia prima di essere un problema congiunturale legato alla degradazione del conflitto, è un problema strutturale frutto della storia della violenza nel paese. Questo mette in risalto due livelli del problema: a. Il primo riguarda la cultura dei diritti e la cultura democratica del paese. Questo è un livello che richiede un impegno di lungo periodo per la sensibilizzazione delle istituzioni e per l’appropriazione da parte della popolazione dei principi di convivenza democratica. b. Il secondo riguarda l’assistenza e l’appoggio per chi soffre la violazione dei propri diritti, per i sopravvissuti ai massacri, per le famiglie, le donne, i bambini che soffrono delle conseguenze delle strategie di espansione e di controllo territoriale degli attori armati. Questo è l’ambito d’intervento dell’assistenza umanitaria, dell’appoggio d’emergenza ai desplazados. L’emergenza umanitaria è l’aspetto al quale bisogna dare risposta nel brevissimo periodo, è un lavoro rischioso, che richiede presenza sul territorio e flessibilità d’intervento. Entrambi i livelli sono di grande importanza. Tuttavia, se consideriamo la percezione che gli attori armati hanno del tema diritti umani e il fatto che la violazione degli stessi rappresenta uno strumento di guerra tra i più importanti, risulta evidente che la separazione tra i due livelli è, più che consigliabile, fondamentale per garantire efficacia nell’intervento umanitario. In altre parole, se l’obiettivo di breve termine è garantire assistenza alle vittime del conflitto, serve consolidare ed espandere gli spazi umanitari, evitando che ci siano ricadute e chiusure dovute ad un uso inopportuno dei temi relativi ai diritti umani. Di fatto si tratta di definire con attenzione le strategie di comunicazione e di immagine associate con l’intervento umanitario. Se parlare di diritti umani nell’ambito di un intervento umanitario, significa porre in pericolo gli operatori e l’efficacia dell’assistenza alla popolazione civile, forse vale la pena separare i ruoli, identificando chi lavora per l’assistenza umanitaria e chi invece opera per la diffusione della cultura dei diritti. Questa separazione non significa che chi opera nell’ambito dell’assistenza umanitaria non abbia a cuore il rispetto e la diffusione dei diritti. Come non significa che chi opera nel livello della “cultura dei diritti” stia realizzando un lavoro meno importante. Semplicemente, l’esperienza segnala che una separazione più chiara tra i due livelli permette maggiore efficacia negli interventi, tutela gli spazi umanitari acquisiti e limita sensibilmente i rischi associati all’uso inopportuno dei temi dei diritti umani in un contesto così complesso come quello colombiano. In questo ambito, la posizione e il mandato di ECHO per quanto relativo agli interventi a beneficio delle popolazione soggette a migrazioni forzate, è un positivo esempio di chiarezza ed efficacia, in quanto prevede esplicitamente una netta separazione tra i due livelli.
3.2
Coordinamento interistituzionale ed il ruolo dello Stato
La Colombia può vantare una delle Costituzioni più avanzate del continente, così come un assetto legislativo tra i più complessi e completi. Per affrontare il problema dei despalzados nel 1997 è stata approvata la legge n. 387 del 18 luglio, la quale è stata in parte regolamentata. Esiste quindi una base legale che permette allo Stato di operare e coordinare azioni volte a fornire assistenza alla popolazione civile vittima delle migrazioni forzate. La legge in oggetto prevede il coinvolgimento delle diverse istituzioni, dal livello centrale a quello locale, con obbligo di stanziare fondi e di attivare meccanismi per coordinare gli interventi. Si prevede operare su tre livelli: la prevenzione, l’assistenza d’emergenza ed il ritorno, garantendo un approccio integrale al problema.
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Purtroppo questo non significa che l’assistenza ai desplazados sia garantita, infatti esistono molte difficoltà nel rendere operativo quanto previsto dalla legge, sia per problemi di volontà politica, sia per limiti nella capacità d’intervento. Tuttavia, nel realizzare interventi di assistenza umanitaria in Colombia, è di fondamentale importanza il coordinamento interistituzionale che favorisce l’applicazione della legge, l’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni dello Stato e il coinvolgimento della Società á Civile, le Istituzioni Religiose, la Impresa Privata e le Organizzazioni Internazionali. In questo modo si possono ottenere diversi risultati di particolare importanza: a. Non si opera in sostituzione dello Stato ma si favorisce l’assunzione delle responsabilità previste dalla legge. b. Si garantisce continuità agli interventi di assistenza, attivando meccanismi moltiplicatori che permettono di rispondere con maggiore efficienza alle necessità primarie. c. Si favorisce l’acquisizione di legittimità da parte delle istituzioni dello Stato e un avvicinamento della popolazione alle istanze governative in modo da ricostruire un rapporto di fiducia. d. Si attivano sinergie operative tra le diverse istituzioni, favorendo l’implementazione di nuove e migliori soluzioni più coerenti con le caratteristiche strutturali del problema. e. Si appoggia il superamento di eventuali limitazioni tecniche, attraverso la formazione del personale e l’acquisizione di nuove modalità operative. f. Si favorisce l’acquisizione e la diffusione “di fatto” dei principi di convivenza democratica e di conoscenza dei diritti, senza incorrere in pericolosi malintesi sul proprio ruolo e sul ruolo dell’assistenza umanitaria. g. Si ottiene maggiore sicurezza nella realizzazione degli interventi, in quanto si possono costruire reti di relazioni che favoriscono la conoscenza del territorio e l’interpretazione dei rischi derivanti dalla dinamica del conflitto. L´operare secondo un approccio interistituzionale, permette quindi di trasformare un intervento di emergenza in un’azione strutturata, che incrementa il livello di sostenibilità ed amplia la capacità d’intervento.
3.3
Assistenza umanitaria per la restituzione dei diritti
Il desplazamiento por la violencia che caratterizza il conflitto colombiano obbliga ad interventi umanitari di grande complessità. Le strategie di guerra degli attori armati, più che violare i diritti, portano, attraverso le migrazioni forzate, alla negazione, alla sottrazione, all’annullamento dei diritti umani, civili, socio-culturali ed economici. Popolazioni poste di fronte al “baratro dell’incertezza”, persone obbligate a fuggire, senza sapere se esiste speranza di ritorno, obbligate a ripensare un progetto di vita. E’ difficile pensare, in Colombia, ad un intervento di aiuti umanitari che non si collochi in una prospettiva di integralità, dove l’attenzione per le necessità primarie non rappresenta una soluzione, soprattutto nei tre mesi concessi dalla legge. Di fronte all’angoscia di tante donne, bambini, anziani e uomini, parlare di diritti umani senza proporre soluzioni per riempire il vuoto con cose concrete, risulta non solo frustrante ma, come illustrato in precedenza, dannoso. Per questo, e per mille altri motivi, un intervento umanitario in Colombia deve avere come obiettivo la restituzione dei diritti, con attività semplici e concrete, come garantire assistenza alimentare, igiene personale, assistenza sanitaria e psicologica, garanzia di educazione per i bambini, alloggi dignitosi, opportunità di lavoro e studio.
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In questa prospettiva l’assistenza umanitaria, collocandosi in un ambito di integralità, deve affrontare i tre momenti che caratterizzano le migrazioni forzate. Si deve prevenire l’abbandono e la fuga, radicando nel territorio le popolazioni potenziali vittime del conflitto. Si deve garantire assistenza al momento del desplazamiento. Si devono costruire nuove e sicure opportunità di vita. Il CISP per realizzare le attività di assistenza alle popolazioni vittime della violenza ha sviluppato negli anni, anche grazie alla collaborazione e all’impegno dell’Ufficio Umanitario dell’Unione Europea (ECHO) su questi temi, dei criteri e principi di base, i quali orientano e qualificano gli interventi. Inoltre, dal punto di vista operativo, si sono utilizzate tre principali modalità d’azione: la prestazione di un’assistenza psicosociale alle vittime, non solo del desplazamiento, ma anche della paura e del terrore del conflitto; un’assistenza di prima emergenza che sia condivisa e che permetta di consolidare meccanismi endogeni di aiuto; la costruzione di nuove opportunità produttive e di inserimento sociale, sia per prevenire la migrazione direttamente nei luoghi di residenza, sia per offrire nuove possibilità nei luoghi di arrivo. A continuazione si presentano i tratti salienti di tale modalità strategico operativa. 1. Norme di base, principi e criteri generali dell’aiuto umanitario L’attività del CISP ha come base quella di adottare tutti i mezzi possibili per prevenire o alleviare le sofferenze umane provocate da conflitti armati o calamità naturali, considerando che la popolazione civile vittima di queste circostanze ha diritto a protezione e assistenza. I principi generali su cui si fonda l’attività del CISP sono i seguenti: Imparzialità: di fronte alle necessità tutte le persone sono uguali, non si fa nessuna distinzione di nazionalità, razza, religione, sesso, età, condizione sociale, credo politico. Neutralità: con il fine di conservare la fiducia di tutti, l’Organismo si astiene dal prendere parte alle ostilità e alle dispute di ordine politico, razziale, religioso e ideologico. Trasparenza: attitudine aperta, franca e accessibile dell’Organismo, che si manifesta di fronte alla comunità prima e durante l’esecuzione delle attività, fornendo informazioni sulla missione dell’Organismo, sulla provenienza dei fondi e sulla durata e natura dell’intervento. Il diritto a vivere con dignità: si considera che il diritto di qualsiasi persona alla vita sottintende il dovere di adottare mezzi per la preservazione della vita in qualsiasi momento risulti minacciata, come anche l’assunzione da parte di enti e istituzioni responsabili di adottare tali mezzi. È implicito il dovere di non ostacolare la volontà di prestare assistenza finalizzata a salvare vite. La distinzione tra combattenti e non combattenti: il fatto che spesso si attribuisca ai conflitti interni il carattere di guerra civile, non deve creare confusione fra chi partecipa attivamente alle ostilità e i civili e/o altre persone (malati, feriti e prigionieri) che non intervengono nel conflitto armato. In virtù del Diritto Internazionale Umanitario (DIU), i non combattenti hanno diritto a protezione e a immunità contro attacchi diretti a loro. Il CISP inoltre applica una serie di norme di base che sono state elaborate partendo dall’esperienza dell’Organismo in materia di assistenza umanitaria, che vengono adattate a seconda dell’attività che viene sviluppata, sia essa un progetto produttivo o un intervento di assistenza psicologica per le vittime del conflitto. In linea generale le norme di base si possono riassumere nei seguenti punti: studio preliminare del contesto, monitoraggio e valutazione, partecipazione dei beneficiari, coordinamento interistituzionale, gestione dei fondi, sicurezza e formazione, selezione dei beneficiari. La popolazione oggetto dell’assistenza umanitaria viene di seguito descritta:
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Popolazione sfollata: popolazione che è scappata dalle proprie zone di origine a causa di fenomeni generalizzati di violenza (minacce, morti selettive, torture, reclutamento forzato ecc...) e ancora non è ritornata, non si è trasferita o stabilita permanentemente in nessun luogo e che ha bisogno di aiuto di emergenza a livello di base. Ritornati o trasferiti: la popolazione (contadini, afro colombiani e indigeni) che risiede nei corridoi del conflitto o in aree di disputa territoriale che, vittima di numerosi desplazamientos e gravi perdite, ritorna ai propri villaggi o si trasferisce in altri municipi. Popolazione stabilita: popolazione che, per vari motivi, non può ritornare e neppure essere beneficiata dai programmi di trasferimento e non ha altra opzione se non quella di rimanere nei centri dei municipi, in zone ad alto rischio, aumentando i livelli di miseria e povertà. Gruppi vulnerabili: popolazione vittima del conflitto che non necessariamente è dovuta scappare dalla propria casa, ma che rimangono oggetto del conflitto (con minacce, incursioni, sequestri, ecc.) Popolazione ricettrice: si include in questo gruppo la popolazione civile che vive nelle zone di arrivo degli sfollati. Anche i bambini e bambine sfollati, fuori dal sistema scolastico, esposti a rischi sociali per reclutamento forzato, droga e prostituzione sono oggetto delle attività. Con riferimento ai criteri di selezione dei beneficiari delle attività di aiuto umanitario, si considera che il “pre-criterio” fondamentale è la comprovata condizione di desplazado o di vittima del conflitto. Inoltre si considerano criteri di selezione che riguardano l’appartenenza a popolazioni rurali o indigene vittime dirette del conflitto e, in generale, che vivono in municipi ad alto rischio di desplazamiento o che non siano stati oggetto di attività di aiuto umanitario. Si dà priorità alle famiglie vulnerabili conformate da donne capo famiglia, lattanti o in gravidanza, bambini e bambine minori di dodici anni, anziani e disabili fisici o mentali.
2. Assistenza psicosociale Si intende per assistenza psicosociale il processo di accompagnamento, appoggio e ascolto alle persone, famiglie e comunità sfollate e/o vittime del conflitto e della violenza sociopolitica, finalizzato a ristabilire l’integrità emozionale, economica e della rete sociale. L’assistenza psicosociale è una disciplina che nasce dall’incrocio tra varie discipline umanitarie, come la psicologia, la sociologia, l’assistenza sociale e la pedagogia, che mirano al recupero delle persone e delle comunità vittime del conflitto e di disastri naturali. Nella realizzazione dell’intervento di tipo psocisociale ci sono tre principali elementi da tenere in considerazione: Il rischio psicosociale, considerato come la possibilità di perdere la capacità, individuale e/o collettiva di raggiungere il benessere psicologico e sociale implicando il blocco dello sviluppo personale, familiare e comunitario. L’impatto psicosociale, riferito agli effetti generati da eventi violenti o traumatici nell’ambito psicologico e sociale, i quali possono arrivare a deteriorare il normale processo di sviluppo della struttura psicologica e sociale. La riabilitazione psicosociale, si riferisce al processo integrale e permanente che, nel breve, medio e lungo periodo, offra alla persona, alla sua famiglia e al suo contesto comunitario, la possibilità di ristabilire la capacità di sviluppo psicologico e sociale, in modo da poter sviluppare un nuovo progetto di vita.
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L’assistenza psicosociale è un elemento trasversale presente in tutte le attività di appoggio agli sfollati sviluppate dal CISP in Colombia, sia per quanto riguarda l’aiuto umanitario di emergenza, in modo da poter creare uno spazio di avvicinamento ai beneficiari dell’aiuto, che nell’implementazione delle attività produttive, con il fine di appoggiare il desplazado nella formulazione del suo progetto di vita. Si distinguono quindi tre fasi di sviluppo dell’aiuto psicosociale nel contesto delle attività di aiuto umanitario. a. La fase di crisi, in cui la comunità ha assoluto bisogno di appoggio e accompagnamento permanente delle istituzioni, sia nel momento dell’impatto traumatico, che genera disequilibri a livello familiare e comunitario, sia nel momento del post-impatto, in cui comincia a generarsi una riorganizzazione delle strutture individuali, familiari e sociali. b. La fase della transizione, caratterizzata dal raggiungimento dell’equilibrio emozionale delle persone, però non dell’equilibrio economico e sociale a causa del prolungamento della situazione atipica in cui si vengono a trovare le vittime, cioè privazione della propria abitazione e delle proprie occupazioni quotidiane, oltre alla presenza costante di disoccupazione e conflitti familiari. Il ruolo dell’organismo in questa fase è quello di appoggiare la risoluzione di conflitti familiari e comunitari, creando le condizioni adatte per la convivenza pacifica, oltre che all’accompagnamento della comunità nella occupazione del tempo libero. c. Infine, la fase di post-crisi, caratterizzata dal ritorno o dal trasferimento in zone diverse da quella di origine, l’organismo interviene attraverso l’accompagnamento, l’appoggio e la formazione nell’ambito emozionale, economico e produttivo. È molto importante in questa fase valutare le necessità della comunità negli aspetti dell’organizzazione familiare, nella elaborazione di progetti di vita e nell’organizzazione comunitaria. I livelli di intervento psicosociale si distinguono in individuale, familiare e comunitario. Nel primo caso si cerca di puntare a identificare gli elementi propri della soggettività delle persone trasformati dagli eventi traumatici, e a risolvere quindi le problematiche che si presentano, come ad esempio stress post traumatico, depressione, tristezza, crisi nervose, disperazione, perdita del senso del progetto di vita futura, perdita dell’appetito e del sonno, bassa autostima, condotte inadeguate nei bambini, consumo di droghe e timore che si ripresenti l’evento. A livello familiare le caratteristiche più frequenti sono riferibili alla rottura della struttura familiare, al timore che i figli possano arruolarsi nei gruppi armati, ad alterazioni nelle relazioni di coppia e nelle relazioni padre - figlio e violenza intra - familiare. In questo caso si da importanza al consolidamento della struttura familiare, cercando di riportare alla normalità i ruoli familiari e le gerarchie, come anche i vincoli affettivi che si vivevano nella famiglia prima dell’evento traumatico. A livello comunitario infine si presentano problemi come la perdita di fiducia nelle relazioni, basso livello di tolleranza e tendenza a conflitti, rottura nella base sociale, risentimento e sentimento di vendetta, povertà e difficoltà ad adattarsi al lavoro comunitario. Si propone quindi una lettura della situazione sociale della comunità realizzando analisi sulle condizioni abitative, di produttività e partecipazione alla vita comunitaria, con il fine di disegnare azioni che permettano il rafforzamento dei processo di autogestione, leadership e ricostruzione delle reti sociali, come anche i processi di inserimento nelle comunità ricettrici. Le strategie applicate nella implementazione di attività di attenzione psicosociale sono essenzialmente riferibili a:
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Coordinamento interistituzionale, elemento indispensabile al fine di non duplicare gli sforzi, articolare le attività e assistere con più efficacia e velocità i beneficiari. In questo modo il coordinamento interistituzionale di propone come strategia trasversale rispetto alle attività sviluppate. Appoggio all’appoggio, che permette l’accompagnamento, l’appoggio, l’ascolto e la consulenza alle istanze locali che si incaricano della assistenza diretta alla popolazione sfollata. La metodologia Azione - Partecipazione, che comprende metodologie come “apprendere facendo” e “apprendere giocando” che contengono elementi partecipativi applicati dagli operatori psicosociali nella attenzione alla popolazione sfollata. Elementi trasversali alle attività di attenzione psicosociale sono, come per le altre attività implementate per l’aiuto umanitario alla popolazione sfollata, la sostenibilità, il monitoraggio e la valutazione. 3. L’assistenza umanitaria d’emergenza Il fine dell’Assistenza Umanitaria di Emergenza è quello di contribuire, nel breve periodo, al miglioramento delle condizioni di vita e di salute della popolazione vittima del desplazamiento e della violenza politica. Questo fine si raggiunge tramite la distribuzione di beni di prima necessità, in modo che la popolazione beneficiaria possa disporre di alimenti in maniera immediata e sufficiente, oltre che attraverso la ricerca di soluzioni opportune per elaborare psicologicamente e socialmente i traumi subiti e ristabilire così le condizioni per una vita normale, attraverso la rigenerazione del nucleo familiare e la partecipazione attiva della comunità. Secondo l’esperienza del CISP maturata durante la sua presenza in Colombia, e le tipologie di emergenza che si sono affrontate, le attività di aiuto umanitario di emergenza vengono classificate nei seguenti quattro elementi: tetto basico, acqua e risanamento ambientale, aiuto alimentare, salute. 1. Tetto basico: le tipologie di intervento relative al tetto basico sono riferibili alla riparazione, ricostruzione o adeguamento di abitazioni, oltre che all’allestimento di accampamenti temporanei in casi particolarmente gravi e alla distribuzione di materiali domestici come coperte, lenzuola e prodotti per l’igiene personale. 2. Acqua e risanamento ambientale: in questo caso le attività sono sostanzialmente riferibili alla fornitura e potabilizzazione di acqua e alla formazione della popolazione sulla gestione di rifiuti solidi, sulla lotta agli insetti portatori di malattie, sull’evacuazione di rifiuti organici e infine sull’educazione all’igiene e alla manutenzione dei dispositivi di potabilizzazione e fornitura di acqua. 3. Aiuto alimentare: le emergenze complesse, come è quella del conflitto colombiano o un disastro naturale, generano normalmente una massiccia e rapida riduzione della disponibilità alimentare per la popolazione, la quale deve essere prontamente assistita tramite attività di aiuto umanitario di emergenza. Questo aiuto viene fornito dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) e dalla Red de Solidaridad Social (RSS). Il CISP e altri organismi non governativi, agiscono in coordinamenti con il CICR e la RSS nella fornitura di complemento alimentare quando sia necessario. 4. Salute: per quanto riguarda l’assistenza medica, le attività del CISP sono trasversali agli altri interventi di aiuto umanitario di emergenza implementati dall’organismo (attenzione psicosociale e progetti produttivi). Si può suddividere l’attenzione medica in:
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a. attenzione e orientamento di casi specifici, (in cui si destinano i pazienti in situazioni di malattia grave alle entità competenti). b. distribuzione di medicinali. Elemento molto importante nella implementazione delle attività di aiuto umanitario di emergenza è la logistica, che deve assicurare la fornitura veloce e efficace dei materiali necessari per gli interventi. Compito dell’apparato logistico è anche quello di provvedere alla conservazione dei beni, in modo che siano protetti fino al momento in cui si rende necessaria la distribuzione. I punti più delicati relativamente alle operazioni di logistica sono, infine, il trasporto e la distribuzione ai beneficiari, in quanto possono sorgere imprevisti dovuti al conflitto e alla ubicazione della zona d’intervento, nel caso in cui i bisogni siano molto urgenti e il luogo di difficile accesso. Elementi trasversali alle operazioni di aiuto umanitario di emergenza sono il coordinamento interistituzionale, la sostenibilità, la formazione tecnica e comunitaria, il monitoraggio e la valutazione. 4. Sviluppo attività produttive L’implementazione di attività produttive ha lo scopo di contribuire alla riattivazione socioeconomica e al rafforzamento del tessuto sociale, diminuendo l’insicurezza alimentare e, conseguentemente, migliorando la qualità della vita della popolazione sfollata o vittima del conflitto armato. Per raggiungere tali obiettivi è necessario avviare attività produttive che siano generatrici di reddito, oltre a rendere partecipe la popolazione beneficiaria nel disegno e gestione delle attività, rafforzando l’organizzazione comunitaria e sensibilizzando le autorità e il governo sui temi riguardanti progetti di riattivazione economica. I criteri metodologici per la formulazione e implementazione di progetti produttivi mirano alla definizione di attività che risultino in primo luogo sostenibili, ma soprattutto compatibili con le esigenze e le proposte della popolazione beneficiaria. Come filosofia di intervento nella scelta dell’attività produttiva, il CISP considera un punto fondamentale la partecipazione della comunità. Il successo delle attività dipende in larga misura dal livello di partecipazione in quanto, in ultima istanza, la popolazione beneficiaria è l’unica che può determinare il livello di raggiungimento degli obiettivi proposti. Per questo motivo non si impone mai una strategia piuttosto che un’altra, ma si adattano le proposte alle domande e ai desideri della popolazione. Per ottenere questi risultati si realizza una visita al municipio selezionato, nella quale si organizzano incontri con le autorità del municipio (tra le altre il Comité Municipal de Atención a la Población Desplazada - CMAPD, e la Unidad Municipal de Asistencia Técnica Agropecuaria - UMATA) perché possano collaborare al progetto. In seguito si fanno riunioni con le possibili famiglie beneficiarie dell’intervento, durante le quali vengono espresse le necessità e i bisogni della popolazione, per poi definire con l’equipe del progetto e della UMATA il tipo di pacchetto produttivo più adatto a loro.
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Terminata la formulazione del progetto, che viene effettuata secondo i criteri del Ministero di Agricoltura colombiano, si firma un accordo tra il CISP e le controparti. Un volta firmato l’accordo, si procede all’esecuzione del progetto. Durante l’esecuzione viene sistematicamente effettuato il monitoraggio delle attività svolte. Il CISP in Colombia ha una esperienza di più di 4 anni nell’implementazione di progetti produttivi come strategia per la riattivazione economica. Durante questo periodo sono stati eseguiti progetti in aree urbane e rurali. Per quanto riguarda le aree urbane si implementano progetti finalizzati alla creazione di microimprese in diversi settori, tra i quali, a titolo d’esempio, si possono segnalare: servizi per pulizia di parchi cittadini, all’organizzazione di forni per la vendita di pane e microimprese per la produzione di divise scolastiche per i bambini. In aree rurali si sviluppano progetti agricoli, come ad esempio orti casalinghi, attività di avicoltura, allevamento di bestiame, pesca artigianale e gestione ecologica dei terreni. Ognuno dei progetti elaborati e implementati dall’Organismo è presente la formazione che è costituita da due principali componenti: la prima è di tipo tecnico, mentre la seconda si concentra su aspetti di tipo sociale. La formazione tecnica è finalizzata in particolare alla gestione e al mantenimento delle coltivazioni, degli animali e attrezzature consegnate ai beneficiari, mentre la formazione a livello sociale riguarda soprattutto l’organizzazione comunitaria e il rafforzamento del tessuto sociale. Obiettivo della formazione a livello tecnico e sociale sono i seguenti: Rendere i beneficiari più fiduciosi rispetto alle loro capacità di gestione e sviluppo delle attività proposte. Formare alla costruzione, gestione e mantenimento del piccolo allevamento, come strategia per migliorare la dieta alimentare e l’economia familiare. Sensibilizzare la popolazione beneficiaria a una produzione non inquinante per migliorare la qualità degli alimenti e limitare il danno ecologico causato dall’uso non razionale di sostanze chimiche. Formare la popolazione beneficiaria nel settore della trasformazione di prodotti agricoli di ampia diffusione, così da permettere l’ottenimento di un valore aggiunto e migliorare l’economia familiare. Come elementi trasversali a tutto il processo che caratterizza l’implementazione di attività produttive, vengono presi in considerazione la formazione tecnica e comunitaria, il monitoraggio e la valutazione, il coordinamento interistituzionale, la sostenibilità, la prospettiva di genere, gli aspetti ecologico ambientali e infine l’assistenza psico sociale.
4. Conclusioni
Fino ad ora, questa modalità d’intervento ha permesso al CISP di ottenere importanti risultati nell’assistenza alle vittime della violenza, garantendo risposte concrete e restituendo parte dei diritti negati dal conflitto. Un aspetto importante del successo della strategia è stato il mantenere una posizione chiara e coerente nel tempo rispetto al mandato e agli obiettivi delle attività sul territorio. Per questo
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riteniamo che la distinzione dei ruoli, anteriormente segnalata come prima ipotesi strategico operativa, sia una delle condizioni necessarie per poter garantire e allargare gli spazi umanitari. Inoltre, come ulteriore criterio guida, è risultato di particolare importanza relazionarsi con il conflitto e con la realtà territoriale attraverso un sistema trasversale, continuo e circolare di “Osservazione – Analisi – Proposta – Azione” (O.A.P.A). Per fare in modo che il sistema funzionasse in modo efficiente sono stati necessari, da un lato, la costituzione ed il consolidamento di un rete di coordinamento interistituzionale solida e costantemente aggiornata e, dall’altro, il pieno coinvolgimento del personale tecnico e operativo dell’organizzazione. Con la nuova amministrazione del Presidente Uribe15, la situazione in Colombia sta evolvendo ulteriormente, con prospettive che sembrano portare ad una intensificazione del conflitto. E’ ancora presto per avanzare ipotesi su come la politica del nuovo governo potrà influenzare l’operato della cooperazione internazionale e delle ONG impegnate nell’assistenza umanitaria. Tuttavia, riteniamo che sia sempre più necessario qualificare la presenza sul territorio, valorizzando l’esperienza delle diverse agenzie nell’ambito di una chiara distinzione di ruoli.
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Alvaro Uribe Vélez, nuovo Presidente della Colombia, insediatosi il 07 agosto 2002, è stato eletto con larga maggioranza di voti grazie ad un programma di decisa lotta alla guerriglia.
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